Scuola

Percorsi abilitanti docenti: il timore è che facciano la fine dei 24 cfu

Caterina Bufanini su Orizzonte Scuola affronta il tema dei percorsi abilitanti, nuovo elemento centrale della riforma del reclutamento che sta avendo qualche difficoltà a partire ma che finalmente dovrebbe vedere la luce a breve. C’è un po’ di scetticismo attorno a questo nuovo strumento, come sempre accade quando ci sono novità sostanziali nel mondo della scuola.

La logica dei percorsi

Il timore è che questi percorsi abilitanti possano alla lunga perdere di valore, vanificando i sacrifici di tempo ed economici di chi vi prende parte, un po’ come accaduto ai 24 CFU.

Secondo la Bufanini, questo è un dubbio che stanno avendo in tanti. Le cose però dovrebbero andare diversamente per i percorsi abilitanti rispetto ai 24 cfu, dal momento che i 60 CFU o comunque i percorsi abilitanti in generale hanno una natura ben diversa rispetto ai 24 CFU.

La logica dei percorsi abilitanti infatti non è quella di accumulare esami, ma di prendere parte a un percorso universitario vero e proprio con una frequenza obbligatoria articolato soprattutto con un tirocinio diretto e indiretto a carattere disciplinare.

L’impegno per i partecipanti

Il percorso prevede infatti dei CFU di tirocinio previsti secondo i piani di studio esposti dal DPCM del 25 settembre e ogni CFU di tirocinio corrisponde a 12 ore di impegno in classe. Questo significa che si tratta di una riforma strutturale per quanto riguarda le competenze del docente che si affaccia alla professione.

Questo non toglie che il mondo dei docenti e degli aspiranti insegnanti è rimasto scottato dai tanti cambiamenti repentini nel mondo della scuola. L’intenzione del ministero è quella di un cambiamento che dia stabilità al sistema e che questa stabilità venga poi mantenuta il più a lungo possibile.

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