Scuola

Riforma reclutamento docenti: con lo stop ai decreti attuativi salta il percorso da 60 Cfu in attesa di capire chi sarà il prossimo ministro dell’Istruzione

Quando sembrava che il più fosse fatto per quel che riguarda la riforma del reclutamento docenti, con una trattativa che non era stata affatto semplice per il ministro Bianchi, arrivano le dimissioni del premier Mario Draghi che aprono una crisi di Governo che rischia di paralizzare molti aspetti della politica italiana, scuola compresa.

Stop ai decreti attuativi

Se il rinnovo del contratto scuola subirà un arresto sicuro per i prossimi mesi, altrettanto incerto è il destino della riforma del reclutamento dei docenti. Buona parte del lavoro era stato fatto, con l’approvazione parlamentare, a fine giugno, della Legge 79/2022. Le prospettive per l’abilitazione docenti e le modalità di assunzioni e formazione dei docenti italiani sembravano destinati a cambiare per sempre.

Ma perchè ciò accada, servono prima 14 decreti attuativi. Che a questo punto non sarà semplice approvare in tempi brevi. Il primo appuntamento era previsto per fine luglio, e riguardava uno degli aspetti più delicati della riforma del reclutamento docenti. Il riferimento è al percorso dei 60 Cfu, di cui almeno 10 di area pedagogica. Un percorso che prevede anche un’attività di tirocinio diretto e indiretto non inferiore a 20 CFU/CFA”.

Sindacati attendono gli sviluppi

Se non ci sarà il decreto attuativo, tutto l’iter non potrà partire. Una situazione che probabilmente non dispiacerà a tutti quei sindacati che avevano manifestato forti dubbi nei confronti di questo tipo di percorso pensato dal ministero, che lasciava da parte i precari.

I sindacati avevano da subito contestato la parte della riforma che prevede un reclutamento che allunga ulteriormente tutto il percorso, contribuendo a renderla ancora più burocratizzata. Per quel che riguarda i precari, non convince la decisione di tenerli fuori dai processi di stabilizzazione, con il rifiuto di soluzioni come il doppio canale di reclutamento.

Adesso tutto rischia di subire un brusco arresto, con l’incertezza del futuro prossimo del Governo e delle intenzioni del prossimo titolare del ministero dell’Istruzione, che non è detto sia ancora il ministro Bianchi.