Scuola

Pensionamenti scuola 2022: 600 euro in meno, penalizzata una vita di contributi

Anche quest’anno il turn over dato dalla richiesta di pensionamenti nel mondo della scuola lascerà un buco di 30mila dipendenti che l’attuale sistema di reclutamento scolastico difficilmente riuscirà a colmare, a meno di riforme da varare nei prossimi mesi che posano avere efficacia immediata.

Procedure concorsuali sbloccate

E il tutto nonostante finalmente il Governo sia riuscito a varare una serie di procedure concorsuali bloccate da tempo, che produrranno i loro effetti in termini di immissioni in ruolo nei prossimi mesi. Ci riferiamo ai due concorsi ordinari (infanzia e primaria e secondari) e al nuovo concorso straordinario le cui date sono ancora da stabilire a che si svolgerà, secondo l’impegno preso dal ministero entrò la prima metà del prossimo giugno.

I pensionamenti che si verificheranno a partire dal 1° settembre 2022 coinvolgeranno più di 30mila insegnanti, amministrativi e collaboratori scolastici, comprese alcune centinaia tra dirigenti scolastici e Dsga. Alcuni di questi dipendenti hanno scelto di andare in pensione mediante “Quota 102”, istituto introdotto in sostituzione di “Quota 100”. Una soluzione ponte.

Penalizzata una vita di contributi

Tutte queste soluzioni per accedere alla pensione comportano inevitabilmente la rinuncia a una parte di assegno, soprattutto “Opzione donna” che riduce l’assegno pensionistico anche del 35%, con tagli medi di 600 euro a lavoratrice.

Se si considera che il mondo della scuola è all’81 per cento dei dipendenti costituito da donne, con punte nel primo ciclo che superano nove lavoratori su dieci, si comprende quale danno si prospetta per i pensionati di questo settore da settembre in poi.

“Siamo di fronte a un ricatto bello e buono – tuona Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché per uscire dal lavoro qualche anno prima si va a penalizzare una vita di contributi previdenziali regolarmente pagati. La verità è che alla fine allo Stato questa soluzione conviene, visto che qualche settimana fa ai sindacati è stata prospettata l’idea di introdurre ‘Opzione per tutti’, una sorta di ‘Opzione donna’ allargata e ritenuta come l’unica “flessibilità in uscita sostenibile per i conti pubblici”: una possibilità che, come sindacato, respingiamo senza se e senza ma, visto si tratterebbe di una toppa peggiore del buco, visto che docenti e Ata nemmeno percepiscono l’indennità di rischio biologico, invece assegnata ad altri comparti come quello sanitario.

Tabella nazionale delle categorie usuranti

“Quello che proponiamo con forza – continua Pacifico – è invece l’inclusione di tutte le professionalità scolastiche nella tabella nazionale delle categorie usuranti, considerando che proprio oggi la stampa specialistica ha scritto che in quella lista ci sono professionalità, come gli estetisti, che fino a prova contraria non comportano maggiori fatiche fisiche e mentali, ma soprattutto non detengono le percentuali riscontrate dai docenti per il burnout a cui sono sottoposti e che dopo i 60 anni si traduce in patologie più o meno gravi, anche tumorali. Per chi opera a scuola, continuiamo a chiederlo, la soluzione è prevedere l’inclusione nell’Ape Sociale, oppure gli stessi parametri dei dipendenti delle forze armate, più il riscatto gratuito della laurea”.