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Scuola

Abilitazione insegnamento: da 24 a 60 CFU e tirocinio, cambia tutto per diventare docenti

Il presente e l’immediato futuro sono ancora i concorsi scuola ordinari così come sono stati banditi, salvo piccole modifiche legate all’eliminazione della prova preselettiva. Ma il futuro vero dell’abilitazione insegnamento passa attraverso una riforma più sostanziale, già nella mente del ministro Patrizio Bianchi e che può essere già declinata in alcuni punti fermi.

Da 24 a 60 CFU e tirocinio

La prima novità è che per abilitarsi e poi partecipare ai concorsi, si dovranno acquisire 60 crediti universitari. Il concorso stesso cambierà ancora struttura, e diventerà ancora più semplificato, anche per consentire lo svolgimento annuale delle procedure. Il concorso sarà dunque composto da una sola prova scritta e in seguito l’anno di formazione e prova.

Con i sindacati ci sono da discutere ancora alcune questioni, ma la strada è tracciata. Per partecipare ai futuri concorsi bisognerà prima abilitarsi, attraverso l’acquisizione di 60 crediti universitari nel settore pedagogico. Di questi però, 24 dovranno essere ottenuti tramite tirocinio. Insomma bisogna presentarsi al concorso con già una base di esperienza pratica della professione docente.

Concorso ancora più semplificato

Chi si abilita con i 60 crediti potrà accedere ad un concorso che sarà ulteriormente semplificato. Non solo addio alla prova preselettiva (ma questa è una novità che verrà introdotta già nei concorsi ordinari previsti per fine dicembre 2021) ma addirittura un concorso che dovrebbe essere strutturato con una sola prova scritta a risposte chiuse. Una volta passato il concorso, via libera all’anno di formazione e prova, che prevede una valutazione finale. In caso di esito positivo, si avrà diritto alla conferma in ruolo. Le novità dovrebbero essere introdotte in un decreto legge di fine anno in cui confluirebbero diverse riforme legate all’attuazione del Pnrr.

Fase transitoria per i precari

In tutto ciò il Ministero non si è dimenticato della necessità di attuare una fase transitoria destinata alla stabilizzazione dei precari. Su questo tasto i sindacati insistono molto, e trovano l’appoggio di diverse forze politiche, sia della maggioranza che dell’opposizione. La fase transitoria per i precari dovrebbe prevedere un’assunzione per titoli e servizio dei docenti con almeno tre anni di esperienza.

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