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Green pass obbligatorio: la norma è inapplicabile così come è scritta

Cresce l’attesa e l’ansia per capire cosa accadrà dal 15 ottobre, quando il Green Pass obbligatorio verrà esteso anche a tutto il mondo del lavoro, coprendo di fatto una percentuale altissima della popolazione italiana e diventando un vero e proprio lasciapassare “per vivere”, considerato che dopo i luoghi di svago (ristoranti, stadi, cinema, teatri, palestre, si va a toccare un settore dove non c’è più scelta.

Proseguono le proteste

Il green pass diventerà obbligatorio dal 15 ottobre sul lavoro, nonostante le forti proteste che hanno portato anche alle manifestazioni e agli scontri di Roma dei giorni scorsi. E non è detto che le proteste non possano proseguire nei prossimi giorni, proprio a ridosso dell’entrata in vigore del provvedimento del Governo Draghi Che da un lato rende l’Italia il Paese più severo da questo punto di vista, ma che dall’altro ci consente di ottenere il primato del Paese in Europa con meno contagi.

Draghi non ha usato mezzi termini per spiegare che il green Pass è un modo per convincere la popolazione a vaccinarsi, e bisogna ammettere che la campagna vaccinale sta funzionando e ci sta consentendo di tornare alla normalità. L’alternativa al vaccino, per chi ha bisogno del green Pass, è il tampone.

Perchè la norma è inapplicabile

Il green pass può essere rilasciato in caso di negatività ad un tampone eseguito 48 ore prima. Le regioni vogliono che la durata venga ampliata a 72 ore. In alcuni settori produttivi si chiede un adeguamento delle norme. Come detto il metodo Green Pass, al di là delle proteste, sembra funzionare. Ma c’è chi continua a ritenerlo sbagliato: “Così come è scritta la norma che entrerà in vigore il 15 ottobre è inapplicabile”, dice Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, che raggruppa pilastri dell’agroalimentare. “Abbiamo sempre sostenuto il green pass- prosegue il consigliere – come strumento di transizione verso la vaccinazione a tappeto, uno strumento per responsabilizzare chi per ideologia non si vaccina. Le regole assurde sulla privacy però impediscono all’azienda di registrare chi ha il green pass – aggiunge Scordamaglia- rendendo inapplicabile ogni automazione nei controlli in entrata e caricando di lavoro impossibile e responsabilità le aziende”.

Seguire l’esempio della scuola

Insomma sì al Green Pass, ma urge un sistema che consenta alle aziende un controllo sicuro e informatizzato, un po come è avvenuto per il mondo della scuola, che grazie alla piattaforma digitalizzata introdotta all’ultimo momento prima della riapertura delle lezioni, ha consentito ai dirigenti scolastici di scongiurare il rischio di un controllo quotidiano che avrebbe comportato ritardi e tensioni. Ritardi e tensioni che, al momento, sembrano inevitabili in vista del 15 ottobre.

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