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Test rapidi a scuola rischiosi: sono attendibili solo all’85%

Test rapidi a scuola rischiosi: sono attendibili solo all'85%

A una decina di giorni dalla riapertura delle scuole, regna ancora un inquietante clima di incertezza circa i protocolli di sicurezza e soprattutto le procedure che verranno adottate a scuola in caso di contagio. Il Ministro Lucia Azzolina è freneticamente al lavoro per predisporre un rientro a scuola il più possibile “organizzato” e sicuro per i docenti, per i ragazzi e di conseguenza per le loro famiglie. La questione dei test rapidi a scuola, però, non sembra convincere a pieno il Cts che sembra orientato a bocciare questo tipo di soluzione.

Se da un lato il test rapido consente una risposta in tempi brevi circa la situazione contagi, dall’altro non assicura una risposta accurata al 100%. Secondo le stime, la percentuale di accuratezza non supererebbe l’85%. Questo significa che su 100 ragazzi contagiati, 15 verrebbero rispediti a casa con la convinzione di essere sani. Continuerebbero a poter contagiare i familiari, gli amici, e il giorno dopo potrebbero tornare a scuola come nulla fosse.

Va da se che non siamo al cospetto dello scenario migliore per garantire la sicurezza di cui si sta parlando in queste settimane. I test rapidi rilevano la presenza del Coronavirus mediante le proteine virali (antigene) senza richiedere passaggi in laboratorio. Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento di medicina, epidemiologia e igiene del lavoro e ambientale dell’Inail, sostiene che “il tampone rimane il test di riferimento per la valutazione e la gestione dei casi sintomatici e sospetti di contagio da Coronavirus“. “I test rapidi non sono ad oggi un’alternativa”. Le misure di contenimento da adottare nel caso in cui si dovessero registrare dei contagi all’interno di una scuola secondo i tecnici devono essere tampone e quarantena. Il test rapido consente di non paralizzare l’intera classe o addirittura la scuola, ma potrebbe restituire risposte scorrette.