Si torna a parlare del futuro dei docenti idonei dei concorsi PNRR e, in particolare, dell meccanismo che regola il loro possibile accesso al ruolo. A intervenire è Mario Pittoni, responsabile nazionale del Dipartimento Istruzione della Lega e già presidente della Commissione Cultura del Senato, che prova a chiarire le differenze tra la quota del 30% e gli elenchi regionali.
«Sui docenti idonei Pnrr c’è ancora chi fa confusione», afferma Pittoni, tornando su una questione che negli ultimi mesi ha generato numerosi dubbi tra i candidati che hanno superato le prove concorsuali senza rientrare inizialmente tra i vincitori.
Il punto sul quale insiste è che non sarebbe corretto distinguere tra diverse categorie di idonei sulla base della posizione occupata nelle graduatorie.
«Mi tocca allora ripetere per l’ennesima volta che non ci sono idonei di serie A e idonei di serie B», sottolinea.
Le difficoltà con la Commissione europea
Pittoni ricostruisce anche il percorso che ha portato all’attuale sistema. L’obiettivo iniziale, spiega, era quello di assicurare agli idonei PNRR un meccanismo analogo alle graduatorie ad esaurimento già utilizzate per altre procedure concorsuali.
«Sull’assegnazione agli idonei Pnrr delle graduatorie ad esaurimento, come ottenuto per gli altri concorsi, abbiamo incontrato difficoltà con la Commissione europea», sostiene l’esponente della Lega.
Da queste difficoltà sarebbe nata la ricerca di una soluzione alternativa in grado di ridurre le differenze tra le varie categorie di candidati.
«A quel punto, per limitare le disparità di trattamento, ci siamo inventati un nuovo meccanismo», spiega Pittoni.
Il 30% riguarda i posti, non il numero degli idonei
Uno dei chiarimenti principali riguarda proprio la percentuale del 30%, che secondo Pittoni viene ancora interpretata erroneamente come un limite riferito al numero complessivo degli idonei.
«Ora i primi tre anni gli idonei Pnrr concorrono al 30% dei posti a bando», precisa.
Il responsabile Istruzione della Lega insiste però su un passaggio: «Non esiste una percentuale degli idonei, hanno acquisito tutti il diritto di puntare al ruolo».
La normativa sul reclutamento ha infatti previsto l’integrazione delle graduatorie PNRR con gli idonei entro il limite del 30% dei posti banditi e, parallelamente, un ulteriore canale attraverso gli elenchi regionali.
Gli elenchi regionali fino all’assunzione
È proprio questo secondo strumento che, secondo Pittoni, dovrebbe offrire una prospettiva anche agli idonei che non rientrano immediatamente nel meccanismo del 30%.
«Da quest’anno possono anche entrare negli elenchi regionali senza scadenza», ricorda.
La possibilità non sarebbe legata in maniera definitiva alla regione scelta inizialmente: gli interessati potranno infatti, aggiunge Pittoni, continuare «aggiornando ogni anno la scelta della regione fino all’assunzione a tempo indeterminato».
E soprattutto, conclude, il percorso potrà condurre al ruolo «senza ulteriori prove concorsuali».
Il messaggio rivolto agli idonei PNRR è quindi quello di non confondere il limite del 30% dei posti con una suddivisione permanente tra candidati: secondo Pittoni, tutti coloro che hanno superato le prove possono puntare all’assunzione, attraverso i diversi strumenti previsti dal nuovo sistema di reclutamento.