Il doppio canale di reclutamento è tornato recentemente al centro del dibattito in seguito alle precisazioni del senatore Mario Pittoni che sulla sua pagina Facebook ha chiarito a che punto è il dialogo con Bruxelles per affiancare allo strumento concorsuale quello che valorizzerebbe esperienza e servizio.
La trasformazione delle GPS
Interviene sulla questione anche il CNDDU, spiegando il proprio punto di vista sulla possibilità di trasformare le attuali GPS in graduatorie cui attingere anche per il ruolo.
Secondo il Coordinamento, si tratterebbe di un percorso selettivo, e non di una stabilizzazione automatica. La trasformazione delle GPS in GPSR, Graduatorie provinciali per le supplenze e i ruoli, proposta del senatore Mario Pittoni, è accolta favorevolmente dal Coordinamento che si dice favorevole a una soluzione di questo tipo.
Ma il coordinamento spinge affinché il nuovo canale sia strutturato in modo da premiare il servizio maturato dai precari. Ma l’importante è che non sia pensato come un accesso automatico al ruolo.
E’ necessario, secondo il coordinamento, che sia compatibile con i vincoli costituzionali e con gli impegni assunti nell’ambito del PNRR.
Il CNDDU fa riferimento al precedente dell’articolo 59 del decreto-legge 73/2021 pensato sulla base di contratti a tempo determinato finalizzati al ruolo per determinate categorie di docenti inseriti nelle GPS. Un canale che prevedeva un anno di formazione e prova e una verifica conclusiva.
Prova e verifica finale
La soluzione migliore per il CNDDU sarebbe proprio questa: istituire le GPSR in modo che consentano di assegnare cattedre su posti vacanti e disponibili, contratto finalizzato al ruolo, anno di formazione e prova e verifica professionale finale.
Aspetto importante, per il CNDDU, sarebbe definire in modo chiaro il rapporto tra l’eventuale nuovo sistema, gli idonei dei concorsi e gli impegni PNRR. In questo modo si scongiurerebbe il rischio di sovrapposizioni ed eventuali contenziosi.
Una volta messa nero su bianco la proposta, il coordinamento raccomanda di programmare su più anni il fabbisogno di docenti. In questo senso, bisognerebbe valutare a livello numerico posti vacanti, pensionamenti, graduatorie e necessità delle diverse classi di concorso e dei territori.
Insomma si dovrebbe pensare a un doppio canale finalizzato a diventare uno strumento strutturale contro la supplentite, ma caratterizzato da “criteri rigorosi, trasparenti e verificabili”. Le priorità dovrebbero essere la tutela della continuità didattica e delle posizioni già maturate.