Precari scuola: scatti stipendiali automatici ogni 3-4 anni e primo aumento già dopo tre anni dall’immissione in ruolo

I tre aumenti degli stipendi scolastici attuati dal ministero negli ultimi anni rappresentano sicuramente un unicum nella storia recente e non solo della scuola italiana, ma il fatto che docenti e Ata ancora si lamentino delle loro retribuzioni dimostra come non sia una politica sufficiente ad adeguare le buste paga all’aumento del costo della vita. Per questo serve l’integrazione di altre strategie. Che coinvolgano anche i docenti precari, considerato che al momento, loro malgrado, rappresentano la colonna vertebrale della scuola italiana, anche sul sostegno.

Il sistema degli scatti

Una delle strategie proposte dai sindacati è rappresentata dalla possibilità di introdurre mini-scatti ogni tre anni, di cui dovrebbero però beneficiare anche i docenti precari. Archiviato il rinnovo della parte economica del contratto scuola fino al 2027 e in attesa del rinnovo della parte normativa con le contrattazioni che partiranno dal prossimo settembre, è l’obiettivo del prossimo contratto scuola che coinvolge il triennio 2028/2030.

Pacifico, presidente Anief, chiede di cambiare il sistema degli scatti di anzianità dei docenti, considerato che oggi gli aumenti di stipendio arrivano dopo molti anni.

Attualmente un docente passa alla fascia stipendiale successiva in base agli anni di servizio. Il primo scatto arriva all’inizio del nono anno, poi ci sono altri passaggi a 15, 21, 28 e 35 anni di anzianità. Dopo i 35 anni non sono previsti ulteriori scatti automatici.

La proposta per i prossimi aumenti

Anief propone invece aumenti più frequenti, con piccoli scatti ogni tre anni, anche per i precari. Il sindacato chiede inoltre di far arrivare il primo aumento già dopo tre anni dall’immissione in ruolo, invece di aspettare il nono anno.

L’obiettivo è far crescere lo stipendio dei docenti in modo più regolare durante tutta la carriera, in modo da svincolare anche il miglioramento retributivo del personale scolastico dalla necessità di rinnovi e contrattazioni che non sempre potranno seguire il ritrmo degli ultimi anni e che, nonostante questo, hanno portato a risultati ancora insoddisfacenti per i lavoratori stessi e per i sindacati.

Intanto, tornando al rinnovo della parte normativa di cui si discuterà a settembre, resta in primo piano la questione dei buoni pasto per la scuola, che potrebbe essere l’ago della bilancia di una firma sull’accordo o di un rinvio della contrattazione.