Fake news sul doppio canale di reclutamento docenti: i chiarimenti di Mario Pittoni

Il punto del responsabile Scuola della Lega dopo le notizie dei giorni scorsi: dalla trattativa con l’Unione Europea al passaggio dalle GPS alle GPSR per tutelare i docenti precari.

Mario Pittoni fa riferimento alla questione del ddl Bucalo, che ha ripreso il suo iter in Parlamento, collegato al doppio canale di reclutamento. Per Pittoni, sono state pubblicate in merito molte fake news.

E allora di fronte a quelle che ritiene recenti imprecisioni circolate sul tema del reclutamento scolastico, Mario Pittoni, responsabile del dipartimento Scuola della Lega, ha tracciato un quadro dettagliato sullo stato di avanzamento della riforma del doppio canale. L’obiettivo del chiarimento è fare ordine su una trasformazione complessa che mira a ridurre drasticamente il ricorso alle supplenze, mettendo al centro la stabilità didattica e il riconoscimento dei diritti dei docenti.

Continuità didattica e modello europeo

Secondo Pittoni, garantire la presenza dello stesso insegnante sul medesimo gruppo classe per più anni non è un semplice dettaglio organizzativo, ma un pilastro metodologico. Permette infatti di comprendere a fondo le caratteristiche di ogni studente e di valorizzarne le inclinazioni, elevando la qualità complessiva dell’istruzione. Per questa ragione appare urgente invertire la tendenza che negli anni ha portato i contratti a tempo determinato a cifre da record.

A supporto della riforma viene citato uno studio comparativo sui sistemi di reclutamento nell’Unione Europea, da cui emerge come il concorso ordinario non sia l’unica modalità di selezione utilizzata negli altri Paesi. Questa analisi è alla base del progetto di diversificazione delle assunzioni, il cosiddetto “doppio canale”, che trae ispirazione dall’impostazione introdotta nel 1989 dall’allora ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella per superare la precarietà storica.

La trattativa con Bruxelles e le garanzie per gli idonei

Un passaggio cruciale riguarda il confronto con la Commissione europea per l’attuazione degli impegni legati al PNRR. Le intese raggiunte dai precedenti esecutivi non prevedevano la figura del precario “idoneo”, costringendo chi superava le prove senza vincere il posto a ripetere i concorsi ad ogni nuova edizione.

La trattativa condotta con le istituzioni comunitarie ha permesso di modificare questa impostazione, introducendo alcune novità fondamentali. Nel primo triennio, gli idonei dei concorsi PNRR potranno concorrere per il 30 per cento dei posti messi a bando. A partire dall’anno scolastico 2026/2027, chi ha superato le prove confluirà in elenchi regionali ad esaurimento, con possibilità di aggiornamento annuale fino all’immissione in ruolo, senza la necessità di sostenere ulteriori verifiche. In questi elenchi saranno inseriti anche gli idonei delle procedure concorsuali svolte dal 2020 in poi.

Questo meccanismo consentirà inizialmente di gestire i posti disponibili per poi riprodurre le dinamiche del 2023, quando la fase transitoria rese possibile lo scorrimento di oltre ventiduemila idonei del concorso ordinario 2020.

Dalle GPS alle GPSR per il precariato storico

Risolto il tema degli elenchi regionali, che segnano la prima apertura di Bruxelles a forme di reclutamento strutturali senza selezioni infinite, l’attenzione si sposta sul personale inserito nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS).

L’obiettivo fissato dal disegno di legge 1920/2020 è la trasformazione delle GPS in GPSR (Graduatorie Provinciali per le Supplenze e il Ruolo), estendendo l’accesso alle immissioni in ruolo sia per i posti di sostegno che per la materia comune. Il modello si basa su una procedura già sperimentata con l’articolo 59 del Decreto Sostegni-bis e successivamente prorogata, pensata per evitare che intere categorie di docenti rimangano escluse dai percorsi di stabilizzazione.

Il nodo finanziario e i prossimi passi

Nell’analisi di Pittoni, un ostacolo storico alle stabilizzazioni è rappresentato dal divario economico tra la spesa per il personale di ruolo e quella per i supplenti, spesso preferiti per ragioni di risparmio di bilancio. Ridurre la forbice dei costi tra le due categorie, che condividono le stesse responsabilità didattiche, consentirà di superare le resistenze degli organi economico-finanziari.

In questa direzione si inseriscono i recenti interventi normativi. Il Decreto PA 2025 ha introdotto deroghe ad alcuni vincoli per i concorsi banditi entro il 31 dicembre 2025, anche in caso di approvazione delle graduatorie nel 2026. Inoltre, con la manovra economica si registra l’impegno a privilegiare lo scorrimento delle graduatorie già vigenti, valutando la sospensione o la limitazione dell’indizione di nuovi concorsi per i medesimi profili professionali.