Precari storici: il decreto Milleproroghe ripristina le assunzioni in ruolo anche per il 2026 per i docenti di religione

Il reclutamento docenti torna al centro dell’attenzione con il decreto Milleproroghe, ma la questione affonda le radici molto più indietro per i precari di religione cattolica. Dopo il concorso del 2004, le prime immissioni in ruolo non sono state seguite da un piano strutturale di stabilizzazioni. Nel tempo si è così consolidata una fascia di precari con anzianità di servizio elevata, in alcuni casi superiore ai vent’anni.

I concorsi più recenti, sia straordinario sia ordinario, hanno riaperto una prospettiva di assunzione, ma il sistema continua a fare i conti con il limite del 70% delle immissioni in ruolo previsto dalla legge 186/2003, ritenuto da più parti non più adeguato alla realtà attuale.

Cosa cambia con il Milleproroghe

La norma contenuta nel decreto consente di effettuare anche nell’anno scolastico 2026/2027 le assunzioni già autorizzate per il 2025/2026. La misura non introduce nuovi posti, ma evita che le autorizzazioni già concesse decadano prima del completamento delle procedure.

Si allungano quindi i tempi per chi è già inserito nei percorsi di immissione in ruolo, garantendo la possibilità di concludere iter già avviati senza perdere il contingente previsto.

Le reazioni sindacali e il confronto aperto

Durante l’iter parlamentare, diverse organizzazioni sindacali hanno seguito il provvedimento chiedendo interventi più ampi su stabilizzazione, mobilità e diritti del personale. Tra queste, ANIEF, che ha evidenziato come la proroga rappresenti un passaggio utile ma non risolutivo.

“Non si tratta di un nuovo piano di immissioni in ruolo – afferma la Coordinatrice nazionale IRC Anief Pattuglia – ma di un’estensione dei tempi che consente di portare a termine quanto già previsto, garantendo maggiore continuità ai docenti interessati”. Inoltre, “l’approvazione del decreto – sottolinea il referente nazionale IRC Anief Mirisola – rappresenta un passaggio importante, ma non esaurisce il confronto”.