Anche nel 2026 l’assegnazione delle cattedre sul sostegno sarà fortemente condizionata dalla conferma del docente di sostegno su richiesta della famiglia, norma introdotta nel 2025 prorogata anche per il prossimo anno scolastico nell’assegnazione delle supplenze. Prima della nuova edizione ci sarà il pronunciamento del Tar che si esprimerà sui ricorsi presentati dai sindacati convinti che procedere in questo modo nell’assegnazione delle cattedre sia illegittimo.
Il diritto dell’alunno in primis
Nel dibattito sul sostegno scolastico agli alunni con disabilità entra in campo, per la prima volta in modo diretto, l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, rivendicando il valore giuridico della continuità didattica. Non come scelta organizzativa, ma come diritto dell’alunno.
Nel corso del suo primo anno di attività, l’Autorità ha infatti deciso di intervenire in giudizio davanti al TAR del Lazio, affiancando l’azione dell’Avvocatura dello Stato in due procedimenti che mettono in discussione il decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito sulla possibilità, per le famiglie, di chiedere la conferma del docente di sostegno.
Tra le principali criticità segnalate da chi ritiene che la norma sia incostituzionale, il fatto che docenti privi di specializzazione e con punteggi inferiori in graduatoria Gps abbiano scavalcato docenti specializzati e meglio posizionati in elenco, “penalizzati” dal non essere stati destinatari di continuità.
Percorso educativo effettivo e coerente
La conferma del docente di sostegno è una scelta che segna un cambio di passo: la continuità dell’insegnante viene ricondotta a un principio di rango superiore, collegato direttamente al diritto all’istruzione e alla necessità di rimuovere gli ostacoli che limitano la piena partecipazione degli studenti con disabilità alla vita scolastica.
Secondo l’impostazione sostenuta dall’Autorità, mantenere lo stesso docente – soprattutto quando vi sia una richiesta motivata della famiglia – rappresenta un accomodamento ragionevole, in linea con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Non una concessione, dunque, ma una misura funzionale a garantire un percorso educativo effettivo e coerente.
Questo orientamento è stato illustrato dal presidente dell’Autorità, l’avvocato Maurizio Borgo, durante un’audizione parlamentare, nella quale è stato sottolineato il legame tra continuità didattica e uguaglianza sostanziale, principio sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Interrompere ogni anno la relazione educativa, soprattutto nei casi di maggiore fragilità, rischia infatti di tradursi in una barriera, anziché in una tutela.