Nuovi corsi Indire: secondo ciclo per 60mila posti e graduale stabilizzazione degli specializzati

Il primo ciclo ha destato molte polemiche, facile immaginare che lo stesso possa accadere con il secondo ciclo. L’attenzione del ministero nei confronti del mondo del sostegno è innegabile, ma secondo i detrattori gli strumenti che vengono adottati non sono quelli adatti: a cominciare dalla conferma dei docenti di sostegno su richiesta delle famiglie, per finire con i Corsi Indire, i cosiddetti Tfa abbreviati rivolti a triennalisti e specializzati estero.

La platea dei candidati

Il secondo ciclo prevede un allagamento della platea dei possibili partecipanti ai corsi per la specializzazione per il sostegno. In particolare, maglie più larghe saranno riservate ai “triennalisti”, i docenti che hanno maturato almeno tre anni di servizio.

A breve si festeggerà un anno dall’introduzione dei decreti ministeriali 75 e 77 che hanno introdotto il cosiddetto doppio canale di specializzazione sul sostengo, in attesa del doppio canale di reclutamento docenti che allargherebbe le assunzioni su posto comune non solo da concorsi ma anche da graduatorie.

I nuovi requisiti di accesso consentiranno la partecipazione di un numero maggiore di candidati. “Abbiamo potuto rispondere alle richieste delle famiglie e delle scuole, ampliando la platea degli insegnanti specializzati”, ha spiegato Frassinetti. Si parla di un nuovo fabbisogno di circa 60.096 unità.

La stabilizzazione degli specializzati

AI detrattori di questa iniziativa, il ministero ha sempre risposto con la motivazione alla base dell’introduzione di questi percorsi: valorizzare il patrimonio di esperienza maturato dai docenti sul campo, per non disperdere professionalità e anni di lavoro in attesa di una stabilizzazione. L’intenzione del ministero, per il futuro, è rendere questo canale formativo stabile e integrato, affiancandolo ai corsi Tfa che già da anni consentono la specializzazione di migliaia di docenti.

L’obiettivo del ministero è anche quello di stabilizzare progressivamente i nuovi specializzati, in modo che non resti un titolo fine a se stesso ma che contribuisca a risolvere il problema delle cattedre assegnate a docenti privi di specializzazione.