Non solo i docenti e gli ata ancora in servizio in attesa degli aumenti e degli arretrati garantiti dal recente rinnovo di contratto firmato da quasi tutte le sigle sindacali. Aumenti e arretrati sono un diritto anche di chi appartiene al personale scolastico ed è andato in pensione negli ultimi anni, in particolare in quelli interessati dagli aumenti di contratto.
I diritti di chi è in pensione
Anche a questi dipendenti della scuola è riconosciuto il diritto economico, purché il proprio rapporto di lavoro sia cessato come servizio nel 2024 o nel 2025. In questo caso, il personale ha tutti i diritti previsti dal nuovo contratto collettivo nazionale.
I dipendenti che non sono più in servizio ma che sono andati in pensione nel 2024 o 2025 avranno diritto al contratto nella sua interezza. Questo significa che percepiranno gli arretrati e gli aggiornamenti utili al ricalcolo della pensione e della liquidazione (TFR/TFS).
Non solo. Alcuni diritti sono riconosciuti anche a chi è andato in pensione nel 2022 o 2023. Per questi dipendenti non sono previsti arretrati. Nel loro caso, però l’INPS dovrà comunque ricalcolare la pensione sulla base della retribuzione spettante al momento della cessazione dal servizio, includendo gli aumenti contrattuali.
Gli assegni in arrivo
Quando verranno erogati aumenti e arretrati? Per i docenti e il personale Ata in servizio il saldo potrebbe arrivare a fine gennaio in caso di emissione speciale (nel cedolino dello stipendio non sono presenti) o a febbraio. Per chi è in pensione, potrebbe essere necessario attendere un po’ di più. Per quel che riguarda gli arretrati docenti 2026, gli importi dipendono dalla propria posizione e tassazione individuale, ma sono in arrivo assegni compresi tra 1.403 e 2.261 euro lordi a seconda dell’anzianità e del grado scolastico. C’è poi l’emolumento “una tantum” fisso, pari a 111,70 euro, riconosciuto a tutto il personale docente in servizio nell’anno scolastico 2023/2024.