Collocazione anomala (se si pensa a quella consueta del venerdì) per il primo sciopero scuola del 2026. Le date sancite dai sindacati sono i prossimi 12 e 13 gennaio 2026. Lo sciopero riguarda le scuole pubbliche, comunali e private.
La convocazione, come riportato dal Cruscotto scioperi della Presidenza del Consiglio dei Ministri, arriva da parte dei sindacati Flp, Confsai, Conalpe, Csle. Tra le principali motivazioni dello sciopero il mancato aumento degli stipendi in linea con gli standard europei.
Gli aumenti non bastano
Una motivazione forte, se si pensa che proprio in questi giorni è stato ufficializzato il secondo rinnovo di contratto in pochi mesi e che aumenti e arretrati arriveranno tra fine mese e febbraio.
Tra le motivazioni dello sciopero, anche il mancato riconoscimento dei buoni pasto e l’estensione del lavoro usurante “a tutti i lavoratori delle scuole di ogni ordine e grado”.
In occasione dello sciopero di lunedì e martedì prossimo, si asterranno dal lavoro per l’intera giornata “personale ausiliario, tecnico e amministrativo (ATA), personale educativo e scolastico, personale non dirigente e personale docente”. Per il comparto funzioni locali, invece, si fermeranno “personale insegnante delle scuole gestite dagli enti locali, personale educativo dei servizi educativi per l’infanzia, personale docente delle scuole dell’infanzia e personale non dirigente”.
Lo spostamento a lunedì
Tra le altre richieste l’introduzione dello psicologo esterno nelle scuole, “dedicato al personale che ne richiede la prestazione”. E ancora, all’ordine del giorno vi sono “la riduzione dell’attuale età pensionabile; la richiesta di apertura delle graduatorie educatori e delle immissioni in ruolo; l’applicazione e scorrimento delle graduatorie per gli insegnanti di sostegno; l’abolizione della possibilità da parte delle famiglie di confermare l’insegnante di sostegno precario; l’abolizione dell’uso dell’algoritmo per l’attribuzione delle supplenze nelle Gps”.
Il rinvio dello sciopero rispetto alle date inizialmente previste per il 9 e 10 gennaio, è stato necessario per riscontro della “violazione della franchigia natalizia”. La normativa impone infatti che “non possono essere proclamati scioperi nei tre giorni successivi alla ripresa delle attività didattiche dopo la pausa natalizia e pasquale“.