Il Comitato europeo dei diritti sociali dà un importante segnale nell’ambito della stabilizzazione dei precari accogliendo il reclamo Anief e confermando che il nostro Paese, con l’abuso dei contratti a tempo determinato, sta violando due articoli della Carta sociale europea.
L’assunzione sui posti in deroga
Nonostante gli ultimi interventi e la nuova riforma del reclutamento, nonostante i tanti concorsi ravvicinati in ambito Pnrr e le nuove iniziative come i corsi Indire e la conferma dei docenti di sostegno su richiesta delle famiglie, metà dei docenti di sostegno è ancora precaria. In ambito sostegno, due su tre è senza specializzazione.
Il prossimo passaggio, indispensabile, sarà quello di assumere in ruolo i 100 mila docenti su posti in deroga. La presa di posizione del Comitato europeo dei diritti sociali non potrà essere ulteriormente ignorato. Un segnale importante che dovrà avere necessariamente portare a decisioni da parte del ministero italiano.
Questo potrebbe consentire a oltre 100mila docenti di sostegno precari di ottenere una stabilizzazione. Il CESD, accogliendo il reclamo Anief, presentato nel 2021, mette alle strette Governo e ministero che dovranno in qualche modo dare delle risposte concrete.
Le violazioni riscontrate
Il dato di fatto è che l’Italia sta violando la Carta sociale dell’Unione europea sul diritto allo studio degli alunni con disabilità. L’abuso di copertura delle cattedre vacanti per l’ordinario funzionamento con contratti a tempo determinato deve essere interrotto.
Il Comitato ha confermato la presenza di una violazione dell’articolo 1 paragrafo 2 della Carta. L’eccesso di insegnanti di sostegno per alunni con disabilità è impiegata in condizioni di precarietà. Il fatto che molti siano privi di specializzazione in materia di educazione inclusiva costituisce un ulteriore violazione. La violazione nasce dal fatto che l’accesso degli alunni con disabilità all’istruzione inclusiva sia ostacolato dall’insicurezza occupazionale persistente di una parte significativa dei docenti di sostegno e dalla mancanza di specializzazione in educazione inclusiva per un insegnante di sostegno su tre.