Carta del docente per i supplenti con contratto al 30 giugno: non avranno tempo per spendere il bonus

La notizia che quest’anno (anzi, probabilmente “da quest’anno”) la Carta del docente non verrà attivata subito dopo l’inizio dell’anno scolastico ma che bisognerà attendere i primi mesi dell’anno nuovo per consentire al ministero di stabilire con esattezza la platea dei beneficiari e conseguentemente l’importo pro capite in proporzione ai fondi disponibili che non sono aumentati, al contrario degli aventi diritto, sta creando malumori e polemiche.

Più beneficiari, meno soldi e più tardi

In particolare, preoccupa il fatto che con l’attivazione rinviata a febbraio, i supplenti annuali rischiano di non poterla sfruttare. Per questo, è stata presentata un’interrogazione urgente al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per chiarimenti circa le criticità derivanti dal rinvio.

Che nasce da un buon presupposto, ovvero l’allargamento della platea dei beneficiari, ma che si sta trasformando in un boomerang, soprattutto per quei docenti che erano già beneficiari del bonus e che ora se lo vedono decurtato e posticipato di diversi mesi.

Secondo il M5S “La carta, pensata per sostenere aggiornamento e formazione dei docenti, con questo governo viene di fatto svuotata: importi ridotti sotto i 500 euro, attivazione rinviata a febbraio, e per i supplenti annuali praticamente inutilizzabile. Chi lavora fino a giugno non avrà tempo per usarla, una vera e propria beffa”.

I nuovi beneficiari

Il bonus vale per due annualità scolastiche, con la scadenza fissata ogni 31 agosto per il bonus dell’anno scolastico precedente.

Vale anche per i supplenti che hanno ricevuto il bonus nell’anno scolastico 2024/25: avranno diritto all’utilizzo per due annualità, fino al 31 agosto 2026. Non è fondamentale essere beneficiari di un nuovo incarico nel 2025/26.

Il bonus allargato dal Decreto Scuola n. 127/2025 include sia i supplenti al 30 giugno che il personale educativo, così come i docenti di ruolo e i supplenti con contratto al 31 agosto. Ora non resta che attendere la risposta all’interrogazione parlamentare per capire la questione delle tempistiche.