Ci sono poche certezze sugli importi della prossima carta del docente. L’allargamento della platea dei beneficiari anche ai precari, a fronte di fondi pressoché invariati, comporta l’impossibilità da parte del Governo di garantire l’importo minimo di 500 euro assicurato da quando il bonus è stato istituito.
L’allargamento della platea
L’importo verrà quindi stabilito di anno in anno in base alle disponibilità stesse del ministero. L’allargamento della platea è stato sancito in virtù della sentenza della Corte di giustizia europea del 3 luglio 2025 (causa C-268/22), in base alla quale la Carta del Docente va attribuita anche ai docenti supplenti brevi e saltuari. La sentenza n. 121/25 della Corte Costituzionale ha sancito invece che il bonus per l’aggiornamento professionale da 500 euro l’anno spetta anche ai docenti supplenti al termine delle attività didattiche al 30 giugno.
Se non verranno aumentate le risorse sarà inevitabile una riduzione dell’assegno, cui dovrà fare ricorso il Governo per ampliare la platea dei beneficiari.
La riduzione dell’importo
A gettare ulteriore benzina sul fuoco la possibile trasformazione dell’importo da bonus a reddito imponibile. Trasformare il bonus in reddito da busta paga comporterebbe a un’ulteriore riduzione dell’importo. Insomma molte incertezze attorno a un bonus ritenuto indispensabile per supportare le necessità dei docenti nel loro aggiornamento professionale.
Cosa succederebbe se si decidesse di spostare nei cedolini degli stipendi gli stanziamenti pubblici della card per l’aggiornamento dei docenti? La prima conseguenza sarebbe che i 500 euro non sarebbero più netti, ma configurati come ‘lordo Stato’. La cifra scenderebbe a circa 350 euro. Ulteriore riduzione sarebbe necessaria perché verrebbero estesi a tutto il personale supplente al 30 giugno e forse anche ai precari brevi e saltuari, arrivando a 300 euro.