Scuola

Precari scuola: la riforma non prevede un canale di reclutamento certo, chi si vorrà abilitare dovrà sostenere un vero e proprio master universitario da 60 crediti

Nonostante alcuni innegabili passi in avanti e alcune concessioni fatte dal ministero a sindacati e forze politiche in merito alla riforma del reclutamento docenti in approvazione al Senato, restano molte voci critiche circa una struttura di base che secondo i detrattori non raggiunge l’obiettivo che ci si era posti all’inizio, ovvero semplificare le procedure di reclutamento per i più giovani.

Niente canale di reclutamento per i precari

Il nuovo sistema prevede cinque prove da sostenere per entrare nei ruoli, troppe per definire questo canale semplificato. Non solo: per i precari non è stato ancora allestito un canale di reclutamento certo, anche per andare incontro alle richieste dell’Europa.

La buona notizia, per lo meno, arriva dalla decisione di non decurtare l’importo della carta del docente, almeno nel breve periodo, cercando altrove i fondi per sostenere la formazione docenti incentivata.

Diventare docenti richiederà con la riforma un percorso decisamente differente rispetto a quello cui ci si è abituati negli ultimi anni. Il primo passaggio è costituito dall’istituzione di un percorso abilitante di 60 CFU che funzionerà come un vero e proprio master gestito dalle Università.

Il master da 60 Cfu

Non sarà aperto a tutti, ma attivato in base al numero di cattedre disponibili da coprire. Inoltre, servirà superare una vera e propria selezione in ingresso. Non ci saranno altre strade per ottenere l’abilitazione. Abilitazione a sua volta propedeutica alla partecipazione ai concorsi scuola. Che il ministero resta convinto di poter attuare su base annuale, grazie alla formula semplificata. L’addio alla modalità a crocette è praticamente certa, anche se il passaggio alle risposte aperte non sarà certo indolore.

I 24 Cfu varranno ancora

In tutto ciò si salvaguardano i Cfu ottenuti finora dagli aspiranti che hanno fatto riferimento alla precedente versione dell’abilitazione. Proprio per non vanificare tutto il tempo e il denaro speso da questi ultimi, fino al 2024 i candidati dei concorsi a cattedra potranno disporre di 30 CFU o 24, per poi conseguire i restanti dopo aver superato il concorso a cattedra. Questo apre la strada al riconoscimento dei 24 CFU, che verranno “scalati” dai 60 totali necessari per il conseguimento dei percorsi abilitanti.