Festa degli insegnanti: in Italia non è un lavoro per uomini e giovani
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Festa degli insegnanti: in Italia non è un lavoro per uomini e giovani

Oggi Martedì 5 ottobre è la Festa degli insegnanti, una giornata mondiale che si celebra ormai per la 27esima volta e che sin dal lontano 1996, anno in cui fu istituita, si propone di valorizzare il ruolo di un mestiere alla base di qualunque società. Se la scuola è il luogo dove si formano le generazione che comporranno il mondo di domani, lavorativo e non solo, i docenti diventano il fulcro di questa formazione.

Soprattutto donne e 50enni

In Italia quasi l’82% dei docenti è donna, addirittura il 99% nella scuola dell’infanzia e in due casi su tre alle superiori. Con l’approvazione delle riforme pensionistiche, l’età media dei nostri docenti sfora ormai i 54 anni, con sempre più ultrasessantenni e meno under 40. Gli under 30 sono delle “mosche bianche”.

Un mestiere troppo spesso sottovalutato, soprattutto in Italia, dove condizioni di lavoro, contratti e precariato penalizzano il valore di un ruolo fondamentale per la crescita culturale, non solo nozionistica dei più giovani. La festa degli insegnanti serve a focalizzare l’attenzione sui diritti e doveri di chi insegna e sull’esigenza di una formazione permanente dei docenti. Il tutto attraverso la sottoscrizione delle Raccomandazioni dell’UNESCO.

Aumentare l’alfabetizzazione globale

Con l’evento di oggi si prova a sottolineare come gli insegnanti siano i protagonisti imprescindibili per l’attuazione dell’Agenda 2030 sull’educazione. Solo grazie al loro ruolo è possibile aumentare il tasso di alfabetizzazione globale e ridurre l’abbandono scolastico. Un percorso che consente di far le nuove generazioni, per migliorare la vita di noi tutti in modo da provare a raggiungere lo sviluppo sostenibile.

In Italia, la Giornata degli insegnanti deve diventare un momento di riflessione sullo stato della professione, troppo spesso penalizzata da investimenti ridotti, strutture fatiscenti, classi pollaio e precariato che penalizzano la crescita professionale dei docenti stessi e la continuità didattica dei ragazzi.

Abbattere la supplentite

Un momento paradossale, con un Governo che si sta impegnando molto per cercare di risollevare tutto il comparto, ma a fronte di una legge che doveva abbattere la supplentite ha visto aumentare i contratti annuali di oltre 50 mila unità in più.

Per il sindacato della scuola Anief bisogna riflettere sui numeri: in Italia ci sono 870 mila insegnanti che continuano a essere non considerati: due su tre hanno più di 50 anni di età, mentre con meno di 30 anni sono sotto l’1%, gli stipendi sono la metà di quelli della Germania, uno su quattro è precario, il diritto a fare carriera come quello alla mobilità continuano troppe volte a essere clamorosamente negati.

Supplenze a singhiozzo

Marcello Pacifico, presidente del sindacato che maggiormente si impegna a tutela della professione: “L’approccio per quasi tutti i docenti sono a dir poco in salita, con supplenze a singhiozzo e anche quando si superano i 36 mesi di supplenza si rimane supplenti”, sottolinea Pacifico ricordando che di carriera “nemmeno a parlarne, tranne la possibilità, dopo cinque anni di ruolo, di partecipare all’ambita selezione per diventare dirigente scolastico”. ”

“Gli stipendi rimangono tremendamente bassi – aggiunge il sindacalista- al punto che per dare un senso all’aumento del prossimo rinnovo contrattuale non si dovrebbe andare al di sotto dei 300 euro di media a docente: senza dimenticare il mancato riconoscimento di quel rischio biologico, invece da tempo accordato a infermieri e medici. La qualità dell’offerta formativa, inoltre, rimane fortemente condizionata dall’eccessiva presenza di alunni per classe, che nel terzo anno di Covid diventa ancora più rischiosa per la salute”.

Formare gli insegnanti

Il Governo come detto vuole dare una svolta alla professione degli insegnanti in Italia. Il Ministro Bianchi ha sottolineato la necessità di dare nuova dignità al ruolo dei docenti: “La riforma della didattica si fa con i docenti con il personale tecnico amministrativo e con i dirigenti: dobbiamo formare gli insegnanti, non solo i nuovi ma anche riqualificare quelli che abbiamo, dando più spessore organizzativo alla scuola. Su questo stiamo scrivendo l’atto di indirizzo per i contratti ed è uno dei cardini del Pnrr“.

Bianchi ha sottolineato: “Abbiamo fatto quasi 60mila assunzioni in ruolo, abbiamo attuato i concorsi straordinari avviati dal governo precedente, completeremo i concorsi ordinari, ridisegneremo la modalità per dare cadenza regolare ai concorsi ma bisogna avere un percorso più chiaro a livello universitario per permettere a chi vuole fare l’insegnante di sceglierlo sin dall’inizio. Insegnare non può essere una scelta dell’ultimo momento e questo coinvolge moltissimo le nostre università”.

 

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