Soppresso l’emendamento sul riscatto laurea, anche per i docenti: addio ai tagli per andare prima in pensione

Tanto rumore per nulla, si potrebbe dire, in merito alla questione del riscatto della laurea, che interessa anche il mondo della scuola e il personale docente (in parte anche Ata). In attesa che si arrivi alla riduzione del costo del riscatto della laurea per andare prima in pensione, consentendo ai docenti di accedere all’uscita dal mondo del lavoro a 60 anni, il Governo decide di confermare la validità per la pensione anticipata.

Il subemendamento

Il subemendamento del Governo cancella il taglio al riscatto della laurea. Questo significa che gli anni riscattati continuano a valere per anticipare la pensione, senza penalizzazioni progressive. Un’ottima notizia per chi aveva investito cifre notevoli per uscire anticipatamente dal mondo del lavoro riscattando la laurea.

La correzione nella Manovra

Dopo le polemiche delle ultime settimane, il Governo è intervenuto sul maxiemendamento alla Manovra presentando un subemendamento correttivo che modifica in modo sostanziale le norme sul riscatto della laurea. La nuova formulazione elimina il passaggio che avrebbe ridotto l’efficacia del riscatto ai fini pensionistici. Di conseguenza, per chi ha già riscattato o intende riscattare gli anni di università, non cambia nulla: i periodi riscattati continueranno a essere pienamente validi per il raggiungimento anticipato dei requisiti contributivi.

Cosa prevedeva la norma contestata

Nel testo iniziale del maxiemendamento era prevista una stretta progressiva sul riscatto della laurea breve, con l’obiettivo dichiarato di scoraggiare le uscite anticipate dal lavoro. A partire dal 2031, i periodi riscattati avrebbero perso sei mesi di valore contributivo, con una riduzione crescente negli anni successivi: dodici mesi dal 2032, diciotto dal 2033, fino ad arrivare a una penalizzazione di trenta mesi dal 2035. In pratica, tre anni di riscatto avrebbero consentito un anticipo pensionistico di pochi mesi.

Effetti per lavoratori e futuri pensionati

La soppressione di questa parte del maxiemendamento ripristina il quadro precedente. Gli anni di studio universitario riscattati, previo pagamento degli oneri previsti, restano pienamente utili sia per il diritto sia per l’accesso anticipato alla pensione.
La modifica evita quindi un cambiamento strutturale che avrebbe inciso sulle scelte previdenziali di migliaia di lavoratori, riportando stabilità su uno strumento considerato strategico nella pianificazione pensionistica.