Cultura generale

Andrea Bocelli e il Covid, da negazionista a pentito

Pentimnto sincero o necessità di calmare le polemiche da cui è stato travolto? Fatto sta che Andrea Bocelli decide di fare marcia indietro rispetto alla sua posizione negazionista circa il Covid 19. La sua partecipazione al filone di pensiero di Vittorio Sgarbi e Matteo Salvini, con tanto di comportamento in controtendenza rispetto alla prudenza e al distanziamento sociale richiesto da gOverno e istituzioni sanitarie, non è piaciuta trasversalmente a fan e non.

Il tutto condito dal suo discorso in una sede istituzionale legata al Senato della Repubblica, con il quale ha candidamente ammesso di aver violato il lockdown perché si era sentito “umiliato e offeso” dalle misure di clausura. Poi la ciliegina sulla torta: “conosco un sacco di gente, ma non ho mai conosciuto nessuno che sia andato in terapia intensiva”.

Frasi che probabilmente incontrano il pensiero di tanta gente, se non fosse che Andrea Bocelli non è uno qualunque e le sue parole hanno un peso diverso, e quindi andrebbero meglio ponderate. Se ne è accorto il tenore, forse troppo tardi, forse solo dopo che si è alzato un polverone che nemmeno lui, abituato alle luci dei riflettori, poteva immaginare: “Da sempre mi sono speso per combattere la sofferenza e l’ho fatto anche recentemente con l’avvento di questa sciagurata pandemia, come molti sanno. Perciò, se il mio intervento al Senato ha generato sofferenza, chiedo sinceramente scusa, perché questo non era nelle mie intenzioni”. E aggiunge: “Non volevo offendere chi dal Covid è stato colpito, del resto come sapete, la mia famiglia non è stata risparmiata, siamo stati tutti contagiati e abbiamo temuto il peggio, nessuno può conoscere l’andamento di una malattia come questa”. “Lo scopo era sperare in un prossimo futuro in cui soprattutto i bambini possano ritrovare la normalità, giocando tra loro e abbracciandosi, come devono fare per crescere sani e sereni. Questo solo era il senso del mio intervento, mi sono espresso in modo infelice, tutti colore che dalle mie parole hanno trovato ragioni per sentirsi offesi o hanno sofferto: a loro chiedo sinceramente scusa”. Megli tardi che mai.