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Scuola

Concorso ordinario scuola: quando usciranno le graduatorie

Il concorso ordinario scuola, già bandito ma non ancora espletato per via dell’emergenza sanitaria legata alla pandemia che ha congelato gran parte delle procedure concorsuali nel nostro Paese, si svolgerà entro la fine del 2021. E’ questa la scadenza indicata dal ministero, ancora non ufficializzata, indispensabile per riuscire a rientrare nei tempi utili che consentirebbero di pubblicare le graduatorie entro la primavera del 2022. Un concorso che dovrebbe poi innescare la cadenza annuale delle procedure voluta dall’attuale ministero presieduto da Bianchi.

Le modifiche dal bando originario

Ricordiamo che rispetto al bando iniziale, il concorso ordinario scuola infanzia e primaria è stato modificato. Non c’è più infatti la prova preselettiva, in virtù delle semplificazioni volute dal ministro Brunetta relative a tutti i concorsi pubblici, tra i quali rientrano anche i concorsi per la scuola. Altra novità sarà l’introduzione di una prova scritta computer based costituita da 50 quesiti a risposta multipla da svolgere in 100 minuti.

I 50 quesiti saranno così suddivisi: 40 sulle discipline per la scuola primaria e sui campi d’esperienza per la scuola dell’infanzia, 5 quesiti d’informatica e altri 5 d’inglese. Per superare la prova e poter sostenere la successiva prova orale è necessario acquisire un punteggio minimo di 70 punti su 100. Come detto per riuscire a stare nei tempi previsti che consentano di pubblicare le graduatorie entro la primavera 2022, il concorso dovrebbe svolgersi entro la fine del 2021, presumibilmente tra fine novembre e inizio dicembre. Ciò significa che ottobre dovrebbe essere il mese buono per la pubblicazione del bando definitivo.

Formare gli insegnanti

In merito ai concorsi per la scuola, nelle scorse ore il ministro Bianchi è stato molto diretto circa la strada che il Miur intende intraprendere per cambiare la struttura e la concezione della scuola italiana a partire dai prossimi mesi per proseguire poi nei prossimi anni: “La riforma della didattica si fa con i docenti con il personale tecnico amministrativo e con i dirigenti: dobbiamo formare gli insegnanti, non solo i nuovi ma anche riqualificare quelli che abbiamo, dando più spessore organizzativo alla scuola. Su questo stiamo scrivendo l’atto di indirizzo per i contratti ed è uno dei cardini del Pnrr“.

Insegnare non è un ripiego

Il ministro ha poi lanciato un chiaro segnale ai docenti del futuro, che dovranno essere particolarmente motivati se vorranno intraprendere una professione che costituisce un cardine importante della società e un’assunzione di responsabilità da non sottovalutare: “Abbiamo fatto quasi 60mila assunzioni in ruolo, abbiamo attuato i concorsi straordinari avviati dal governo precedente, completeremo i concorsi ordinari, ridisegneremo la modalità per dare cadenza regolare ai concorsi ma bisogna avere un percorso più chiaro a livello universitario per permettere a chi vuole fare l’insegnante di sceglierlo sin dall’inizio. Insegnare non può essere una scelta dell’ultimo momento e questo coinvolge moltissimo le nostre università”.

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