Tfa Sostegno VI ciclo: si sovrappone al periodo di formazione del concorso straordinario
Scuola

TFA Sostegno VI ciclo: ora 22mila posti, ma poi saranno 90mila

Non sono sufficienti i 22mila posti banditi per il Tfa Sostegno VI ciclo a coprire il fabbisogno della scuola italiana. E così alcune delle cattedre più “delicate” resteranno ancora scoperte, penalizzando gli studenti. Aumentare i posti è solo una delle necessità da soddisfare. Tra le criticità anche l’ammissione agli scritti con il punteggio minimo di 18/30 alle preselezioni o con tre anni di servizio. Senza dimenticare il dare la possibilità dell’ammissione diretta ai corsi dei docenti con tre anni di servizio su sostegno. Restano ancora fuori i docenti AFAM, gli educatori, i diplomati per la classe A-66, gli educatori e i Dottori di ricerca che non dispongono dei 24 CFU.

In arrivo altri 90mila posti

Alcune regioni hanno beneficiato di un aumento dei posti, ma non si tratta di un incremento che consente alla scuola di considerarsi “soddisfatta”. L’avvio del VI ciclo del TFA Sostegno è sicuramente una buona notizia, ma ha messo a nudo le carenza di una strutturazione ancora deficitaria.

In questo senso è positivo il messaggio del Ministro dell’Istruzione che ha assicurato l’aumento di posti per il triennio 2021-2024 e che saranno 90.000 in totale.

Solo per il TFA sostegno del VI ciclo, quello 2021, i posti saranno 22.000 così suddivisi:

15.809 richiesti dal Miur e autorizzati dal MEF;
6.191 quelli residuati sui posti autorizzati per il precedente triennio.

Chi resta fuori

Restano fuori ancora molte categorie di docenti: quella dei docenti in possesso di diploma di Conservatorio, Belle Arti o Accademia di Danza e del titolo di dottore di ricerca, cui viene richiesto il possesso dei 24 CFU. Restano fuori anche gli appartenenti al personale educativo, esclusi dalla scuola primaria, e i diplomati in possesso di titolo valido solo per la classe di concorso ad esaurimento A-66.

Potrebbe limitare il successo del Tfa anche la soglia di sbarramento nella preselettiva per l’accesso alle prove scritte, considerato che il Governo non è intervenuto sul vincolo che ammette a sostenere la prova scritta solo i candidati che rientreranno nel numero pari al doppio dei posti messi a bando. Un’esclusione pesante, considerato che si concretizza nei confronti di coloro i quali hanno superato i test preliminari raggiungendo la soglia minima di 18/30.

Resta in sospeso anche la possibilità di consentire l’accesso diretto alla prova scritta di tutti i docenti con tre anni di servizio, anche curricolare, e quello diretto ai corsi dei docenti con tre anni di servizio su sostegno.  Se la promessa di portare a 90mila i posti totali disponibili per il prossimo triennio verrà mantenuta, si tramuterà certamente in un netto miglioramento per la scuola italiana.

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