Docenti sul piede di guerra: rischio cattedre scoperte altissimo

Il conto alla rovescia in vista della ripresa delle attività scolastiche volge ormai al termine e in maniera direttamente proporzionale all’avvicinarsi della prima campanella crescono paure e malumori nel mondo della scuola per come verrà affrontato questo ritorno in classe ai tempi della pandemia.

In questo senso gli insegnanti non lasciano presagire nulla di buono, e il dato anagrafico del corpo docente italiano contribuisce a complicare notevolmente la situazione. Il dato racconto che qualcosa come il 40% del corpo docente è over 55, oltre 170 mila professori sono sopra i 62 anni.

Fascia di età che rientra tra i più preoccupati per il Covid e per le sue conseguenze che diventano più letali con l’aumentare dell’età. I sindacati avvertono che ci si potrebbe trovare di fronte a una vera e propria emergenza dal punto di vista numerico, perchè è facile prevedere che i più anziani si metteranno in malattia, sostituiti da precari spesso più grandi.

Docenti preoccupati, Sileri e Zaia danno loro ragione

Una preoccupazione, quella dei docenti precari, condivisa dal viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, dice: «Rischiamo che i docenti spendano più tempo a far rispettare le regole che a fare lezione. Sarà un arduo compito». Le linee guida sono chiare, ma tra il dire e il fare ci sarà di mezzo la gestione di ragazzi di tutte le età, e non sarà semplice far rispettare le regole, soprattutto a quelli più indisciplinati.

Il rischio è che i docenti non si sentano pronti per affrontare questo doppio ruolo di insegnanti e di garanti della sicurezza, propria e dei ragazzi stessi. La tensione potrebbe essere altissima con la conseguenza che chi potrà cercherà di tirarsi indietro.

In Veneto gli insegnanti hanno già avvertito: chi ha più di 55 anni, ha problemi di asma e allergie, o con malattie croniche, o cicli di chemioterapia in corso, non ha alcuna intenzione di rischiare la vita. Luca Zaia dà loro ragione: «Sono anche io convinto che chi ha problemi di salute debba evitare ogni tipo di assembramento – spiega – ma questo non rientra nelle nostre competenze, almeno finché non avremo l’autonomia».

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