Concorso docenti non abilitati: se salta, beffa per chi ha speso 500 euro per i 24 CFU

Concorso scuola secondaria: laurea triennale e 24 CFU non è titolo di accesso

Il concorso scuola non abilitati è a rischio per via del cambio di Governo, nonostante i testi per l’avvio dei prossimi concorsi a cattedra siano pronti. Si tratta di testi sulla base del Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017. Decreto approvato in seguito alla Legge 107, la Buona Scuola.







Il nuovo Esecutivo ha inserito nel Contratto di Governo delle specifiche disposizioni per il reclutamento. Il Contratto prevede “Sarà necessario assicurare, pertanto, anche attraverso una fase transitoria, una revisione del sistema di reclutamento dei docenti, per garantire da un lato il superamento delle criticità che in questi anni hanno condotto ad un cronico precariato e dall’altro un efficace sistema di formazione. Saranno introdotti nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio, affrontando all’origine il problema dei trasferimenti (ormai a livelli record), che non consentono un’adeguata continuità didattica.”

I tempi sono incerti. Non si è parlato di abolizione dei concorsi come modalità di reclutamento, ma alcune variabili potrebbero cambiare.

Cosa succede però a chi da settembre 2017, aspirante al concorso a cattedra riservato ai docenti non abilitati, ha acquisito, a pagamento, i 24 CFU in discipline antropo – psico – pedagogiche ed in metodologie e tecnologie didattiche spendendo anche i 500 euro?

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La Lega punta a concorsi con “domicilio professionale”: “Si può cioè eleggere nella regione preferita in assoluta libertà e rappresenta pur sempre una scelta di vita e un primo fattore di equilibrio. Una volta chiarito che in ambito regionale il confronto è a pari condizioni, il candidato orienterà la scelta della regione dove concorrere, sulla base del proprio grado di preparazione in rapporto alla qualità media degli altri iscritti e dei posti disponibili, innescando un meccanismo virtuoso ispirato ai principi del federalismo.

Porto sempre l’esempio del candidato bravo ma di in una regione dove i bravi sono tanti, che potrebbe essere spinto a iscriversi nella regione vicina, che magari ha meno bravi e offre più opportunità di lavoro. A quel punto gli iscritti nell’altra regione avranno ovviamente tutto l’interesse a darsi da fare per crescere professionalmente e non farsi sfuggire l’opportunità”.







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