FIT: solo 1 docente su 10 sarà assunto e partecipanti lavoreranno quasi gratis per due anni

Diventano sempre più chiari i contorni del nuovo sistema di formazione e reclutamento della scuola secondaria di primo e secondo grado, definito dal decreto legislativo n. 59/2017 conseguente alla riforma della Buona Scuola: dopo il superamento del concorso a cattedra, gli aspiranti docenti sono attesi da un percorso articolato in tre fasi, solo al termine delle quali si potrà accedere al ruolo, con l’incognita di essere però anche non assunti.

FIT – Formazione Iniziale Tirocinio







Le fasi, riassume oggi Orizzonte Scuola, consistono nel conseguimento della laurea che consente l’accesso all’insegnamento (più 24 CFU, i Crediti Formativi Universitari, nelle discipline antro-psico-pedagogiche, definiti dal decreto Miur n. 616 del 10 agosto 2017); l’attuazione del concorso; il percorso di formazione iniziale e tirocinio (FIT).

Ed è su quest’ultimo percorso, la formazione iniziale e l’esperienza diretta nelle scuole, che il progetto lascia molto a desiderare. “Superato il concorso, i candidati stipulano un contratto triennale retribuito di formazione iniziale e di tirocinio (FIT) con l’USR di competenza, ossia quello di cui fa parte l’ambito territoriale scelto dal docente in seguito alla vittoria del concorso. Il percorso FIT ha carattere selettivo, ha durata triennale e si articola nelle attività di seguito descritte”.

Ma in cosa consiste questo fantomatico percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio? Applicando le disposizioni del D.lgs. n. 59 del 13 aprile scorso, si andrà a formare una graduatoria di merito regionale per ogni classe di concorso. Preliminarmente, nel corso del primo anno “l’aspirante docente consegue il diploma di specializzazione per l’insegnamento secondario (istituito dalle Università) o il diploma di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e inclusione (quest’ultimo per i docenti di sostegno). Al secondo e terzo anno “l’aspirante docente svolge attività di formazione, predispone e svolge un progetto di ricerca-azione; inoltre, nel secondo anno svolge supplenze brevi e saltuarie non superiori a 15 giorni e nel terzo presta servizio su posti vacanti e disponibili. Oltre alle attività suddette, sono previste quelle di tirocinio, che è parte integrante del percorso FIT”.

I tre anni di contratto prevedono inoltre una retribuzione sempre inferiore (anche di molto) a quella di cui il vincitore di concorso avrebbe effettivo diritto: “Le condizioni economiche dei primi due anni di FIT andranno stabilite (così come le condizioni normative) in sede di contrattazione collettiva nazionale, alla quale sono destinate (art.8/2), le risorse disponibili nel Fondo di cui all’articolo 19, comma 1, nonché delle risorse corrispondenti alle supplenze brevi effettivamente svolte nel secondo anno di contratto. Le condizioni economiche e normative del terzo anno, invece, sono quelle del contratto di supplenza annuale, considerato che l’aspirante docente svolge tale tipologia di supplenza”.

Più che di stipendio, sarebbe meglio parlare di rimborso spese, perché le cifre si dovrebbero attestare sui 400-600 euro al mese: considerando che sono lordi, si tratta di meno di un assegno sociale. Al terzo anno di FIT, il candidato in formazione potrà accedere alle vere e proprie supplenze annuali, con stipendio equiparato ai precari attuali, ma poiché si tratta del terzo anno di lavoro, quei docenti dovrebbero già percepire gli scatti automatici e il riconoscimento del pre-ruolo, quindi un innalzamento del compenso base. E questo non lo dice l’Anief, ma la Cassazione.

“Ora si può dire senza mezzi termini – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal -: questo nuovo sistema di formazione e reclutamento, atteso da dieci anni, penalizza la nuova generazione degli insegnanti, senza risolvere il problema del precariato. Gli attuali laureati che già insegnano da supplenti dovranno, peraltro, concorrere con i docenti di ruolo su posti inesistenti con assegni inferiori a quelli della disoccupazione”.

“Il paradosso è che – prosegue il sindacalista – non ci sono assolutamente i posti per tutti gli abilitati: appena uno su dieci potrà essere assunto subito o nel breve periodo. Gli altri, la gran parte, continueranno a svolgere questo lavoro da precari, invecchiando da supplenti. Ad avere la peggio saranno coloro che non vantano periodi o abilitazioni pregresse: i posti andranno inizialmente al 100% per coloro che sono ammessi al concorso già in possesso di una abilitazione all’insegnamento conseguita in uno dei modi previsti dalle normative vigenti (Tfa, Pas, Ssis, ad esempio) rimasti esclusi dalle Graduatorie ad esaurimento (Gae); successivamente, l’80% degli eventuali rimanenti andrà a chi ha svolto almeno 36 mesi di servizio anche non continuativo”.

“Quindi, cosa rimarrà per chi svolge il Fit triennale e parte da zero? Pochissimo, forse nulla. Con l’aggravante che lavoreranno quasi gratis per i primi due anni, verranno collocati nel potenziamento, quindi in una condizione di precariato di ruolo, pure soggetti periodicamente alla conferma da parte del loro dirigente scolastico. Quindi, senza certezze e sotto scacco. Per loro si prevede una gavetta a tempo indeterminato. Della serie – conclude il presidente Anief – ‘cornuti e mazziati’”.

Anief

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