TFA III ciclo sostegno, al via pre-selezione: come affrontare al meglio la prova

Tfa Sostegno, aumento tasse fino a 4mila euro per test e corsi

Dopo una lunga attesa e lo slittamento ulteriore di oltre un mese, domani e dopodomani decine di migliaia di docenti abilitati tenteranno l’accesso ai corsi universitari di specializzazione per l’insegnamento agli alunni disabili: si tratta del terzo ciclo Tfa sostegno, la cui organizzazione non prevede novità particolari rispetto ai due cicli precedenti. Come indicato nel decreto n. 141 del 10 marzo scorso, le prove di accesso saranno predisposte dalle singole Università, secondo quanto previsto dall’articolo 6 e dall’allegato C del decreto 30 settembre 2011, e saranno composte da un test preliminare attraverso cui si attribuiranno al candidato un massimo di 30 punti.







La pre-selezione di domani e dopodomani sarà finalizzata a verificare diverse competenze: didattiche, diversificate in funzione del grado di scuola, empatiche, sull’intelligenza emotiva, creative, sul pensiero divergente, organizzative e giuridiche correlate al regime di autonomia scolastica. Non da meno, saranno considerate le capacità di argomentazione e del corretto uso della lingua. Il test che verrà somministrato durerà due ore e sarà composto da 60 domande a risposta chiusa, con cinque opzioni di risposta.

Almeno 20 domande saranno incentrate sulle competenze linguistiche e la comprensione dei testi in lingua italiana. La risposta corretta a ogni domanda varrà 0,5 punti, la risposta non data o errata 0 punti. Saranno ritenuti idonei alla frequenza del corso tutti coloro che conseguiranno una votazione uguale o maggiore a 21/30: saranno però ammessi alla prova scritta solo i candidati collocatosi in graduatoria fino alla posizione pari al doppio dei posti disponibili per gli accessi.

Una delle norme cambiate rispetto al Tfa precedente riguarda gli ammessi in sovrannumero: a differenza del secondo ciclo, infatti, questa volta sono obbligati a partecipare alla selezione anche i candidati risultati idonei al precedente Tfa. L’ingiustificata novità è stata introdotta con il Decreto Ministeriale n. 948/2016, che permette l’iscrizione in soprannumero al corso di specializzazione, senza far sottoporre i candidati nuovamente alle prove preliminari, solo ai vincitori della selezione precedente e che per vari motivi non hanno avuto modo di svolgerlo. In quel decreto, è stato previsto che coloro che sono risultati già idonei, dovranno ora partecipare di nuovo alla prova preselettiva. Contro questa esclusione, Anief ha presentato ricorso nei tempi previsti.

Ora, poiché le udienze cautelari sono state programmate dai giudici a giugno, è chiaro che qualora l’esito fosse positivo il Miur sarà obbligato a far frequentare le lezioni del Tfa terzo ciclo a tutti i ricorrenti. Oppure l’amministrazione dovrà organizzare delle prove suppletive, come già è accaduto con il concorso a cattedra 2016. Lo stesso varrà per tutti gli altri eventuali docenti vincitori dell’impugnazione al Tribunale Amministrativo Regionale contro l’esclusione prevista dal bando, tra cui gli Insegnanti Tecnico Pratici e altri generi di diplomati, il cui titolo di studio è secondo l’Anief a tutti gli effetti abilitante all’insegnamento nella scuola pubblica.

“Questa selezione per diventare docenti di sostegno doveva e poteva essere organizzata molto meglio – ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – visto che sono stati messi a bando appena 9mila posti pur in presenza di circa 50mila posti liberi. Basta dire che in Piemonte, dove ci sono 1.240 posti di docente di sostegno liberi, sono stati messi a bando appena 200 posti. Resta poi ancora da comprendere che senso abbia prevedere questo corso specializzante se poi il Miur non ha intenzione di collocare nelle GaE, a scorrimento, coloro che acquisiranno il titolo, né di assumerli a tempo indeterminato con altre vie”.

“A oggi, i quasi 10mila docenti che nel 2018 si specializzeranno sul sostegno sono quindi destinati a fare comunque il concorso. A meno che non vogliano rimanere precari a vita. Ammesso poi che entrino di ruolo, magari attraverso i nostri ricorsi contro la mancata stabilizzazione automatica per i precari oltre i 36 mesi, rimane ancora da capire il motivo per cui sono costretti a rimanere 5 anni sul sostegno, dal momento che ci sono dei corsi di studio, come quello della scuola media, che durano solo 3 anni”, conclude il sindacalista autonomo.

Anief ricorda che sul sostegno il provvedimento prioritario che c’era da fare rimane quello dell’abbattimento del vincolo percentuale introdotto dall’ex Ministro Maria Chiara Carrozza nella Legge 128/2013, che lascia ancora oggi il 30 per cento dei posti liberi al 30 giugno e quindi non disponibili per le assunzioni. Il giovane sindacato conferma poi le sue perplessità sulla maxi-tassa, fino a 200 euro (ateneo Kore di Enna, atenei di Macerata e Urbino), chiesta ai docenti per svolgere i test del 25 e 26 maggio.

Uffcio Stampa Anief







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