Inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento: decreto del Governo per risolvere il problema

Diplomati magistrale: si profila licenziamento di massa o espulsione dalle graduatorie ad esaurimento

L’inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento per i diplomati magistrale è un diritto “storico”, e guai a chi lo tocca. E’ la ferma posizione del rappresentante del Comitato diplomati magistrali abilitati (C.D.M.A) Liberato Gioia che prende le distanze dalle dichiarazioni di alcuni esponenti del Governo e del Partito Democratico sull’inserimento in GAE dei diplomati magistrali.







Facciamo un passo indietro. Francesca Puglisi responsabile scuola del PD a Il Sole24Ore aveva detto: “con tutti questi abilitati ex lege potrebbero esserci criticità a infanzia e primaria” riferendosi alle immissioni in ruolo e all’obiettivo di svuotare le Graduatorie ad esaurimento. Le file dei docenti inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento sono aumentate per l’inserimento in seguito a ricorso di personale in possesso del diploma magistrale abilitante conseguito entro l’a.s. 2001/02.

Il Comitato si riferisce alle presunte “criticità” per infanzia e primaria, che la Senatrice del PD Francesca Puglisi intravede in seguito al nostro inserimento in GAE per effetto dei ricorsi legali.

Il Comitato assicura che non esiste alcuna criticità, dato che i diplomati magistrali mandano già avanti le scuole, con enormi sacrifici e duro lavoro, da anni. Le graduatorie ad esaurimento, per il Comitato, sono un nostro diritto “storico” e i giudici stanno semplicemente applicando i principi della giustizia e del diritto, cosa che il suo governo non ha mai fatto. Piuttosto, secondo Gioia, dovrebbe essere l’Esecutivo a cercare di risolvere tale situazione scandalosa, che dura ormai da troppo tempo.

Basterebbe un decreto, spiega il Comitato, ma manca la volontà politica. “Scaricare la colpa” sui diplomati magistrali degli errori e delle palesi inefficienze della riforma BUONA SCUOLA è un errore gravissimo e rischia di innescare una guerra tra poveri, senza precedenti. La Buona Scuola non ha risolto il precariato, anzi lo sta peggiorando, conclude Gioia.







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