Intervista all’Avvocato Francesco Leone “Gli insegnanti del sud hanno deciso di protestare”




Nel corso di queste ultime settimane la questione della mobilità sta sollevando numerose polemiche.
Molti dei nostri utenti ci hanno contattato per lamentarsi dell’allontamento dalle proprie case. Sono tanti gli insegnanti che saranno costretti a fare chilometri di strada per arrivare sul posto di lavoro.

Per fare il punto della situazione abbiamo deciso di intervistare l’avvocato Francesco Leone, da tempo in prima linea accanto agli insegnanti.

Avvocato, come possono tutelarsi i docenti? Si parla di reclamo, in cosa consiste?

Il reclamo è uno strumento di tutela attivabile da chiunque ritenga di aver subito un’ingiustizia. Attraverso la compilazione di un modulo, il docente potrà esporre al MIUR le eventuali incongruenze riscontrate. Ad esempio, degli errori nell’assegnazione della sede potrebbero essere corretti, in autotutela, dal Ministero proprio grazie alla proposizione del reclamo. Di contro, è bene precisarlo, nella maggior parte dei casi l’amministrazione non risponde ai reclami o lo fa solo dopo mesi pregiudicando, nei fatti, il diritto del reclamante.

Il consiglio, pertanto, è quello di proporre reclamo e presentare contestualmente un ricorso all’autorità giudiziaria. Le due azioni non sono incompatibili e, al contempo, così facendo non si rischia di far scadere i termini per agire in giudizio.

I docenti italiani si trovano ad affrontare un nuovo, forse l’ennesimo, periodo difficile. In particolare ci vengono in mente i precari storici che non riescono a trovare una stabilità. C’è chi si trova a dover scegliere: la famiglia da una parte e il lavoro dall’altra. Leggo dalla sua biografia che è nato e vive al sud, proprio come noi, dove il valore famiglia viene spesso messo al primo posto. Secondo lei, le insegnanti del sud cosa decideranno di fare?



Gli insegnanti del sud hanno deciso di protestare. Basta andare sui social, o farsi un giro davanti alle prefetture o alle USR, per comprendere il dramma di migliaia di docenti che, in pieno agosto, continuano a manifestare per i propri diritti.

Contro queste azioni di protesta, purtroppo, si è scagliato il tipico qualunquismo italiano. C’è chi scrive infatti che la protesta sarebbe promossa dai “soliti” del Sud che vogliono il posto di lavoro sotto casa ma, in verità, la situazione è molto più complessa. Alla base della protesta di questi giorni infatti ci sono le discriminazioni poste in essere dalla legge 107 nei confronti di tante categorie di insegnanti. Solo per fare qualche esempio, le GM vengono preferite alle GAE creando nei fatti delle nuove “code” che, è bene ricordarlo, sono state già dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale. Ancora, ai docenti della fase “B3” sono state congelate le sedi a discapito di tutti gli altri. In ultimo, l’algoritmo utilizzato per la formazione delle graduatorie ha funzionato male, commettendo a volte degli errori matematici oggettivi.

Eppure, nonostante i reclami e le proteste, nessuno dal MIUR ha ancora fatto nulla per rettificare le graduatorie. Ecco, queste sono le ragioni delle proteste dei docenti meridionali. Nessuno vuole il posto sotto casa per continuare a crescere “bamboccioni”, piuttosto attraverso le manifestazioni si vuole solo ribadire il diritto a partecipare ad una procedura che sia trasparente, meritocratica e priva di “raccomandati”.

“La Buona Scuola” di Matteo Renzi continua a sollevare polemiche. Vorremmo conoscere il suo punto di vista.

Oggi è trendy sparare a zero sul governo, ma io non lo farò. Preferisco analizzare razionalmente i vari aspetti della riforma. In generale bisogna riconoscere alla “Buona Scuola” un grande merito: aver cercato di risolvere definitivamente il problema del precariato docente. Era impensabile infatti che un paese evoluto, e culturalmente importante come il nostro, poggiasse il proprio sistema didattico sul precariato e Renzi, anche sotto la spinta delle sentenze del Consiglio di Giustizia Europeo (in particolare la sentenza Mascolo ha imposto la stabilizzazione dei precari che abbiano maturato 36 mesi di servizio), ha avuto il coraggio di stabilizzare per la prima volta nella storia decine di migliaia di insegnanti. Ciò detto, i problemi della “Buona Scuola” risiedono in un testo di legge lacunoso e farraginoso, in molti casi in conflitto con se stesso.

Proseguono con un’attività sindacale insufficiente in sede di stesura dell’articolato di legge e si concludono con l’inadeguatezza degli uffici centrali e periferici del ministero. Ad esempio, in molti casi gli stessi funzionari e impiegati delle USR, non sapendo cosa rispondere alle domande degli insegnanti, consigliano di proporre ricorso, un controsenso visto che dovrebbero essere loro a risolvere i problemi della procedura!

In conclusione, la “Buona Scuola” è stata un’ottima idea, il problema è che la sua realizzazione sul campo non è stata all’altezza delle aspettative.

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